Concorso per saggi brevi - L'uomo digitale

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Il saggio di Kim-Anne Salomè Bianchi - Concorso per saggi brevi - L'uomo digitale

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Zῷον λόγοϛ ἔχων1

L’essere vivente che possiede la parola

 

Questa breve riflessione sull’attuale processo di digitalizzazione inizia da una considerazione sul mezzo che ci permette di esprimere un pensiero: il linguaggio. Ludwig Wittgenstein, nella sua opera Tractatus logico-philosophicus, afferma: «I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo».2 I vincoli del linguaggio ci permettono di comprendere, di immaginare, di spiegare il mondo compatibilmente alla precisione della struttura delle proposizioni e alla scelta dei termini. Un pensiero non è concepibile senza la conoscenza delle parole stesse con le quali lo si vuole formulare, ed è questo che Wittgenstein esprime successivamente.3

Uno dei molti impatti della digitalizzazione è un processo di velocizzazione che si sta sempre più affermando nella vita quotidiana: attraverso gli strumenti digitali la comunicazione è immediata, sia per quanto riguarda i contatti sociali, sia nel mondo dell’informazione. Un’informazione che di conseguenza deve dimostrarsi chiara, concisa e diretta, comprensibile dal maggior numero di spettatori o lettori possibile. Questo fenomeno viene dimostrato non solo dal tempo di permanenza su una pagina Internet (Average Time on Page), che spesso è inferiore ai 15 secondi, ma anche dalle immagini, un mezzo di comunicazione che sta diventando sempre più diffuso grazie alla sua efficacia. L’esempio che meglio si addice per questa tesi è l’esplosione numerica e l’utilizzo degli emoji. Un linguaggio digitale, per convenzione, è allo stesso tempo icona e ideogramma, i cui significanti contengono, sempre a dipendenza dell’interpretazione, un insieme molto ampio di parole, frasi, concetti ed accezioni. Lo stesso Wittgenstein ritiene che lo schizzo di un volto composto da soli quattro tratti avrebbe potuto descrivere un brano di Schubert meglio di qualsiasi parola.4 È innegabile che la comunicazione iconica o l’espressione di un viso umano possano essere più comunicative di una frase, ma allo stesso tempo il ricorso agli emoji è sintomatico di un’ incapacità di espressione, tramite le parole, attraverso la quale concepire in modo compiuto un preciso pensiero strutturato e articolato. Non essendo specificato, il loro significato è molto ampio, arbitrario e spesso rappresentativo di stereotipi. Se quindi la lingua non solo manifesta ma condiziona anche il nostro modo di pensare, questa visione e percezione del mondo, mediante degli stereotipi, in questo caso, si rivelano essere basate su concetti precostituiti, generalizzati e immutabili. Nell’immediatezza della trasmissione a volte si verifica la perdita della dimensione della riflessione.

L’estesa rete comunicativa permette una maggiore diffusione di ogni strumento espressivo, che siano testi, immagini, canzoni, registrazioni, video, articoli; ogni loro messaggio può, quasi sempre, essere recepito da chiunque abbia una connessione internet. È per merito della digitalizzazione che miliardi di persone contemporaneamente si mobilitano per protestare contro il cambiamento climatico, o per sostenersi dopo un avvenimento tragico. È andata quindi a crearsi un’unità globale che, per mezzo della rapida comunicazione e lo scambio tanto esteso, favorisce il processo di globalizzazione. La digitalizzazione si fa portatrice di miti, tradizioni, credenze, religioni di ogni sorta, e allo stesso tempo svolge il loro medesimo ruolo: quello della trasmissione di valori e della creazione, attraverso questi, di innumerevoli comunità-digitali. L’estensione di questa rete è tanto grande poiché chiunque può partecipare alla costruzione di essa con la pubblicazione di dati. Si può quindi parlare di una democratizzazione mediatica, dove è la massa a possedere una parte di potere dell’informazione, conferitogli dai social media. Secondo Platone, però, detenere il potere richiede virtù che pochi posseggono: nel suo ideale politico dovrebbero essere i filosofi a governare lo Stato,5 trattandosi di un affare troppo serio e complicato perché possa essere lasciato alla cura della “gente comune”.6 A differenza dei social media, i mezzi di produzione dei media industriali richiedono competenze specialistiche negli ambiti in cui esercitano l’informazione, e, sulla base di norme deontologiche, forniscono notizie fondate e reali al loro pubblico. Potrebbero dimostrare questa tesi il fenomeno delle fakes news e l’incremento di post-verità, che purtroppo non sono solo il prodotto di persone comuni non abbastanza informate e specializzate sui temi che pubblicano, ma anche di governi che controllano l’informazione. Un recente report del Oxford Internet Institute7 afferma che nel 2019 almeno 70 governi nel mondo hanno manipolato i social media con l’obiettivo di influenzare delle elezioni, e che in 26 paesi sono stati soppressi diritti fondamentali dell’uomo, screditati avversari politici e annegate opinioni dissenzienti con la propaganda computazionale. Quella che a un primo sguardo può sembrare una più ampia libertà di espressione e di accesso alla conoscenza, si rivela invece essere una straordinaria possibilità di manipolazione attraverso la disinformazione, e una formazione di un’opinione pubblica errata dovuta alla misinformazione, come scrive Harari: «In passato, la censura operava bloccando il flusso di informazioni. Nel XXI secolo la censura opera inondando la gente di informazioni irrilevanti».8

 

And the first object he look’d upon, that object he became9

E il primo oggetto a cui guardava, quell'oggetto è diventato

 

La propaganda computazionale influenza le scelte delle persone, manipolandole grazie alla conoscenza del loro profilo psicologico, sociale, economico, sanitario, e questo tramite la raccolta e l’archiviazione di dati forniti dai social media, dagli spostamenti, dalle ricerche su internet, dai consumi. Ciò che Primo Levi esprime nella poesia Se questo è un uomo10 è che una persona, privata del proprio nome, della proprietà privata, della libertà di scelta e di pensiero, non si può considerare un essere umano. Certamente questo è un paragone estremo, ma le persone permettono che i loro dati personali e la loro libertà di scelta possa essere violata, e questo per vivere in un mondo digitalizzato. L’identità delle persone può essere annientata, annullata, riassunta in una serie di numeri nella memoria di un server, utilizzata e manipolata per fini politici ed economici.

Quando gli uomini ogni giorno usano un dispositivo informatico, non solo se ne servono come strumento, ma dialogano con questo e si specchiano al suo interno, implementando un “io-virtuale”. Se quindi si partisse proprio da questi strumenti per definire l’attuale identità che va plasmandosi e inserendosi nell’uomo, vi sono due aspetti che sembrano contraddirsi a vicenda. Da una parte, come descritto in precedenza, mediante l’estesa rete comunicativa dovuta alla digitalizzazione, si sta instaurando un’identità globale, che uniforma l’aspetto e il pensiero della gente; dall’altra, il continuo flusso di informazioni, che dovrebbero dare certezze all’uomo sul funzionamento del mondo, spesso si contraddicono, andando così a plasmare, nell’immaginario dell’individuo, una visione del mondo ingannevole, virtuale. David Harvey, nel suo libro La crisi della modernità, afferma che il postmodernismo si configura come «una maniera di nozioni fra loro in conflitto».11 Se l’uomo quotidianamente si specchia su uno schermo costituito da flussi continui di dati virtuali, nelle correnti frammentarie e caotiche del cambiamento, potrebbe «testare una pluralità di facce che mostrano un lato della propria identità» oppure potrebbe perdersi «dietro le infinite maschere di un sé che non può mai venire ricomposto».12

La genesi di una realtà virtuale non avviene solo attraverso informazioni e dati che tentano di riflettere il mondo su uno schermo, ma anche mediante videogiochi, nei quali l’io-virtuale può essere persino ideato dall’individuo stesso, tramite la creazione del proprio avatar. Le conseguenze che hanno modo di verificarsi su giocatori accaniti possono per alcuni versi essere paragonate a quelle che narra Miguel de Cervantes:13 l’atteggiamento del Don Chisciotte consiste nel rifiuto della realtà circostante, è la sua follia ad affermare: «Da me è lontano ogni trucco; non simulo in volto una cosa, mentre ne ho un’altra nel cuore».14 Numerosi giocatori problematici, spesso molto giovani, dimostrano una mancanza di adattamento nei confronti della società, preferendo il mondo virtuale da quello reale, e per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito che la dipendenza da videogiochi è una malattia mentale, inserendo il cosiddetto gaming disorder nell’ultima revisione della International Classification of Diseases (Icd-11).

 

 

Il valore umano aggiunto

 

Yuval Noah Harari, nel suo libro Homo Deus, ritiene che gli esseri umani possano venir spazzati via dal mondo dell’economia, e dal mercato del lavoro in particolare, come accadde ai cavalli quando furono inventate le automobili,15 perché meno efficaci e produttivi di un macchinario automatico. A mio avviso invece il valore umano ha la possibilità di venir maggiormente esaltato proprio di fronte ad un robot: la singolarità dell’uomo sta nella sua imperfezione, nella possibilità di commettere errori, che spesso lo portano a crescere o creare qualcosa di nuovo, e nella sua capacità a porsi continuamente domande, cosciente di non sapere.

Ludwig Feuerbach sostiene, nei Principi della filosofia dell’avvenire, che «Due uomini occorrono per creare l’uomo, sia l’uomo spirituale sia quello fisico: la comunione dell’uomo con l’uomo è il primo principio e il primo criterio della verità e della validità universale. La certezza che esistano altre cose al di fuori di me è ottenuta da me attraverso la certezza che esiste al di fuori di me un altro uomo».16 Così scrivendo, Feuerbach afferma che l’essenza dell’uomo sta nel rapporto tra gli uomini e che la certezza di esistere e di percepire anche gli oggetti attorno a sé è data solo dalla presenza dell’altro, validando la conoscenza dell’essere nel mondo. E siccome l’uomo è ζῷον λόγοϛ ἔχων17, è la relazione tra gli uomini che origina l’individuo, è il riconoscimento che genera l’identità.

Infatti, il servizio fornito da un essere umano, il più delle volte, determina un costo maggiore o una prestazione migliore, ed alcuni mestieri non possono ancora venir sostituiti da macchinari automatici, proprio perché rappresentano e inglobano questo contatto umano, che si compone di un linguaggio non verbale, nel quale si instaura un rapporto di fiducia, fondamentale per riuscire a discernere tra finzione e realtà.

 

O δὲ ἀνεξέταστος βίος οὐ βιωτὸς ἀνθρώπῳ18

Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta

 

In futuro l’individuo potrebbe essere capace di integrare fisicamente al proprio interno intelligenza artificiale e strumenti tecnologici, manipolando organi, capacità intellettuali ed emozioni, questo forse grazie alle biotecnologie, all’ingegneria biomedica o all’ingegnerizzazione di esseri non organici,19 così come asserisce Harari, scrivendo che «Nel tentativo di perseguire beatitudine e immortalità gli uomini, in effetti, stanno cercando di elevarsi al rango di dèi. Non tanto perché queste siano qualità divine, ma perché, al fine di sconfiggere la vecchiaia e l’infelicità, gli uomini dovranno innanzitutto acquisire un controllo sul loro sostrato biologico simile a quello che possiede un Dio».20 Fino a quale punto gli uomini possono spingersi, in spregio alle leggi naturali? Nella concezione giudaico-cristiana21 è l’uomo a dominare la terra e i mari, e a soggiogare gli animali e le piante a sé, per sua necessità, e non secondo necessità della natura. Tale visione è l’opposto di quella greco-antica, che definiva i limiti dell’umanità e la potenza della natura soprattutto attraverso i miti. Nella mitologia greca innumerevoli sono i personaggi che peccano di arroganza, primo fra tutti Prometeo, che ha fatto dono del fuoco e del calcolo, ovvero della tecnologia, all’uomo. In questo ipotetico futuro, inoltre, la quasi eterna giovinezza avrebbe inizialmente un costo molto elevato, abbastanza da suddividere l’umanità in due specie: Homo Sapiens Sapiens e Homo Deus, una ritenuta migliore dell’altra, andando così a definire un modello di uomo perfetto.

Ciò che caratterizza l’essere umano è la sua mortalità e imperfezione, se esso divenisse immortale, dotato di un’intelligenza impeccabile, come potrebbe essere felice, se nel corso della sua esistenza non potesse fiorire, progredire, crescere, avendo a portata di mano la perfezione? Cosciente del valore dell’errore, della sua capacità di porsi domande e di creare collegamenti associando informazioni tra loro e, consapevole del fatto che un giorno la sua vita avrà fine, l’uomo aspira a migliorarsi, anche grazie alla digitalizzazione in quanto mezzo di comunicazione e veicolo di nozioni. Una vita che non si colmi di queste ricerche interiori, che non si valorizzi con interrogativi, sarebbe svuotata del suo senso e della sua bellezza, e l’uomo verrebbe privato del suo lato più prezioso e caratteristico: la riflessione.

Il progresso è inarrestabile e imprevedibile: all’uomo rimane la scelta di come servirsene, quali colonne oltrepassare, quanto in alto volare, perseguendo per sua indole «virtute e canoscenza».22


Bibliografia

Aristotele; Politica; Ed. Laterza; Roma; 1986.

Bible; Traduction intégrale hébreu-français par les membres du Rabbinat Français; Éd. Sinaï; Tel-Aviv; 1994.

Dante Alighieri; Commedia; Ed. Zanichelli; Bologna; 1999.

David Harvey; La crisi della modernità; trad. italiana di M. Viezzi; Ed. Il Saggiatore; Milano; 1997.

Ludwig Feuerbach; Principi della filosofia dell’avvenire; Ed. Einaudi; Torino; 1946.

Ludwig Wittgenstein; Lectures and Conversations on Aesthetics, Psychology and Religious Belief; Ed. Cyril Barrett; Oxford; 1967.

Ludwig Wittgenstein; Tractatus logico-philosophicus; Ed. Einaudi; Torino; 1964.

Michele Bonazzi; La digitalizzazione della vita quotidiana; Ed. FrancoAngeli; Milano; 2014.

Platone; Apologia di Socrate; Ed. Bompiani; Milano; 2019.

Platone; Repubblica; Ed. Mondadori; Milano; 1990.

Primo Levi; Se questo è un uomo; Ed. Einaudi; Torino; 1976.

Samantha Bradshaw & Philip N. Howard; The Global Disinformation Disorder: 2019 Global Inventory of Organised Social Media Manipulation; Project on Computational Propaganda; Oxford; 2019.

Walt Whitman; Leaves of grass; The electronic classics series publication; 2013.

Yuval Noah Harari; Homo Deus. Breve storia del futuro; Ed. Bompiani; Milano; 2017.


1 Aristotele; Politica; Ed. Laterza; Roma; 1986; 1253a 10.

2 Ludwig Wittgenstein; Tractatus logico-philosophicus; Ed. Einaudi; Torino; 1964; pag. 63; par. 5.6.

3 Cfr. Ibidem; par. 5.61.

4 Cfr. Ludwig Wittgenstein; Lectures and Conversations on Aesthetics, Psychology and Religious Belief; Ed. Cyril Barrett; Oxford; 1967; pag. 4.

5 Cfr. Platone; Repubblica; Ed. Mondadori; Milano; 1990; Libro VI; pag. 457.

6 Cfr. Ivi; Libro VIII; pag. 657.

7 Samantha Bradshaw & Philip N. Howard; The Global Disinformation Disorder: 2019 Global Inventory of Organised Social Media Manipulation; Project on Computational Propaganda; Oxford; 2019; pag. 2.

8 Yuval Noah Harari; Homo Deus Breve storia del futuro; Ed. Bompiani; Milano; 2017; pag. 603.

9 Walt Whitman; Leaves of grass; The electronic classics series publication; 2013; pag. 416.

10 Cfr. Primo Levi; Se questo è un uomo; Ed. Einaudi; Torino; 1976; pag. 15.

11 David Harvey; La crisi della modernità; trad. italiana di M. Viezzi; Ed. Il Saggiatore; Milano; 1997; pag. 10.

12 Michele Bonazzi; La digitalizzazione della vita quotidiana; Ed. FrancoAngeli; Milano; 2014; pag. 90.

13 Cfr. Miguel de Cervantes Saavedra; Don Chisciotte della Mancia; Ed. elettronica tratta da Ed. Perino; Roma; 1888; pagg. 28-29.

14 Erasmo da Rotterdam; Elogio alla follia; Ed. Mondadori; Milano; 1992; pag. 13.

15 Cfr. Yuval Noah Harari; Homo Deus. Breve storia del futuro; Ed. Bompiani; Milano; 2017; pag. 471.

16 Ludwig Feuerbach; Principi della filosofia dell’avvenire; Ed. Einaudi; Torino; 1946; pagg. 126-127.

17 Aristotele; Politica; Ed. Laterza; Roma; 1986; 1253a 10.

18 Platone; Apologia di Socrate; Ed. Bompiani; Milano; 2019; 38a.

19 Cfr. Yuval Noah Harari; Homo Deus. Breve storia del futuro; Ed. Bompiani; Milano; 2017; pag. 72.

20 Ibidem.

21 Cfr. Gen. 1.28.

22 Inf. Canto XXVI; v. 120.