Filosofia e architettura

Ippodamo, filosofo urbanista da Mileto a New Orleans

"Fuori dalle accademie, da sempre i filosofi hanno posto attenzione all’architettura così come molti architetti si sono mostrati a loro modo filosofi."

Ippodamo, filosofo urbanista da Mileto a New Orleans



In ambito accademico, filosofia e architettura hanno iniziato ad essere viste come discipline legate tra loro principalmente nell’ultimo ventennio, arrivando al riconoscimento della branca della filosofia dell’architettura e all’istituzione di un dottorato in filosofia dell’interno architettonico (o filosofia degli interni). Fuori dalle accademie, invece, da sempre i filosofi hanno posto attenzione all’architettura così come molti architetti si sono mostrati a loro modo filosofi, lasciando ai posteri riflessioni che esulano dal saper progettare e fanno da spiraglio sulla loro contemporaneità.

La riflessione sugli spazi è presente già nei presocratici: oltre alle considerazioni di Zenone, per il quale «le città non debbono avere né templi, né tribunali né ginnasi»1 (Zenone, 1932, p.22), fondamentale è il contributo di Ippodamo di Mileto, V secolo a.C., il quale ha schematizzato un’organizzazione oggi riscontrabile in tutto il mondo.

In urbanistica i modelli di città si dividono generalmente in radiale, lineare e a griglia. Lo schema radiale si riferisce a città in cui l’organizzazione avviene per cerchi, quasi concentricamente, partendo dal nucleo centrale e via via espandendosi in cerchi. È uno schema molto frequente nell’urbanistica rinascimentale italiana e nelle rappresentazioni delle città ideali – un esempio è Palmanova, in Friuli-Venezia Giulia. Un altro esempio di città radiale è Vienna, il cui schema urbanistico è denominato Ring proprio per l’organizzazione ad anelli, sebbene all’interno degli stessi viga un’organizzazione a griglia. Per quanto concerne i modelli di città lineari, si tratta di schemi di matrice relativamente più recenti poiché la formulazione è incarnata nell'ingegnere spagnolo Arturo Sorya y Mata, vissuto nella fine dell’800. In tal senso, esemplari sono i casi della città di Soria e quella di Stalingrado. Anche i piani urbanistici di Le Corbusier si rifanno a questo tipo di schematizzazione2. Con schemi a griglia o a scacchiera, infine, ci si riferisce al tipo di urbanistica che trova radici nello schema ippodameo e che è comune a diverse città in tutto il mondo, anche oltreoceano3. In Italia, lo schema ippodameo è immediatamente leggibile in città come Aosta, Torino, Como, Napoli, Messina; in Europa alcuni esempi sono Londra, Manchester, Barcellona4.



  1. La città ippodamea, da Mileto a New Orleans

Ippodamo è uno dei primi a progettare un piano per la propria città (da cui deriva lo schema ippodameo)5 teorizzandone la validità schematica: «del Pireo, fu Ippodamo figlio di Eurifonte, che fu anche indagatore dei fenomeni celesti, che operò la ripartizione urbanistica per gli Ateniesi» (Kranz, 1991, p. 256). Della paternità di tale schema si ha testimonianza anche negli scritti di Aristotele. Quest’ultimo lo definisce, nella Politica, «quel che trovò la divisione della città» (Aristotele, Politica, 1267a). Oltre ad avere il merito di testimoniare ulteriormente l’esistenza e i meriti di Ippodamo, Aristotele ne ha sottolineato soprattutto la capacità di far corrispondere all’ordinamento spaziale una forma di controllo del governo e del sociale in generale, mettendo in primo piano la figura di Ippodamo come pianificatore e politico prima ed eventualmente filosofo poi. In questa sede si intende analizzare il frammento DK a proposito di Ippodamo e l’influenza dello schema ippodameo nella pianificazione territoriale.

Nel frammento dedicato a Falea e Ippodamo, è possibile prendere atto tanto del fatto che lo schema ippodameo è presentato come pianificazione di una città ideale tanto della biunivoca corrispondenza tra popolazione e territorio. Già dall’attenzione a relazioni del genere Ippodamo è eleggibile come padre dell’urbanistica, una scienza definita dall’art. 80 del DPR 717/1977 come «la disciplina dell’uso del territorio comprensiva di tutti gli aspetti conoscitivi, normativi e gestionali riguardanti le operazioni di salvaguardia e di trasformazione del suolo nonché della protezione dell’ambiente» (A. Capalbo, 2005, p.18). I meriti di Ippodamo non sono esclusivamente da rintracciare nella schematizzazione del sistema a griglia ma nell’aver proposto un sistema che non vede la pianificazione urbana come esclusiva divisione fisica: «Ippodamo sarebbe dunque il primo a stabilire ed esprimere in modo esplicito il legame tra piano e costituzione, ovvero tra piano e forme diverse di cittadinanza» (L. Mazza, 2008, n.47); alcuni studiosi moderni come Castagnoli e Burns vedono in Ippodamo il primo ad aver teorizzato non solo un piano urbano ma anche un vero e proprio piano regolatore, attraverso delle primitive pratiche di zonizzazione. Venendo alla suddivisione pratica del territorio, essa avveniva mediante un frazionamento in tre parti: una sacra, una pubblica e una privata – la prima per coloro che volevano svolgere i riti per gli dei, la seconda adibita al sostentamento dei guerrieri e la privata dedicata agli agricoltori6. Tale suddivisione finì per influire molto sulla cultura greca, etrusca e romana, in cui l’atto fondativo delle città era caratterizzato da un forte valore simbolico. Come sottolineato da Gros e Torelli,

ciò naturalmente è coerente con le forme mentali di società arcaiche, che, nell’atto stesso di dar vita a strutture sociali e abitative diverse da quelle proprie delle comunità di villaggio pre-protostoriche e di queste di gran lunga più complesse pur tuttavia continuano a ‘pensare’ (e in qualche modo a vivere) la nuova realtà nelle stesse coordinate ideologiche della società precedente (P. Gros- M. Torelli, 1994, p. 19);

uno strascico leggibile non solo nei riti profani ma anche nel grande rilievo rivestito dagli spazi dedicati alla vita religiosa:

in queste società arcaiche la dimensione religiosa, come è ovvio, innerva e scandisce tutti gli atti fondamentali della vita associata, fino a dare alla stessa forma urbana una vesta religiosa in funzione più o meno diretta dell’assetto politico e istituzionale (F. Scalisi, 2010, p. 33).

Pianificazione e fondazione erano infatti una parte di un grande rito scandito dalle seguenti fasi: inauguratio (la consultazione degli dei, precedente alla fondazione); limitatio (definizione del perimetro e dello schema della città); consacratio (sacrificio all’atto della fondazione della città)7. Per quanto concerne le abitazioni private, esse erano inserite nella griglia ippodamea in base alla posizione più utile alla difesa e alla messa in sicurezza dai nemici. Tale organizzazione sarà successivamente analizzata da Aristotele, che ne riporta pregi e difetti:

la disposizione delle abitazioni private riesce più attraente e più adatta per molte esigenze se è regolare e secondo le moderne concezioni di Ippodamo, mentre per la sicurezza militare, bisogna seguire criteri opposti, secondo le concezioni dei tempi antichi: essi rendono difficile l’attraversamento della città agli stranieri e l’orientamento agli assalitori. È dunque bene avere l’uno e l’altro sistema […] e non costruire tutta la città regolare, ma solo alcune parti e zone: così si provvederà in modo elegante alla sicurezza e alla bellezza (Aristotele, Politica, 1330b).

Tra le altre informazioni di spicco sulla pianificazione ippodamea c’è l’orazione di Demostene, Contro Timoteo, in cui si fa riferimento alla piazza Ippodamia, la Piazza di Ippodamo nel Pireo, e alle strade tagliate ad angolo retto8. Oltre a Mileto, che non fu direttamente progettata da Ippodamo ma che incarna al meglio l’ideologia del filosofo pianificatore, altri esempi in cui tale schema è immediatamente leggibile sono Sibari, Pella e Priene.

L’organizzazione del territorio di matrice ippodamea ha trovato ampia diffusione dall’antichità in poi, espandendosi dapprima nel territorio vicino e ponendosi come ispirazione per i piani di altri. Il caso della Spagna è tra quelli di maggiore importanza poiché, mediante la colonizzazione di alcune aree sudamericane tra il 1510 e il 1530, la sua corona è stata in grado di esportare in modo decisivo lo schema a griglia, al punto che le città latinoamericane sembrano provenire dallo stesso calco. Le premesse che hanno fatto sì che città come Santiago di Cuba, San Miguel de Balboa e L’Avana sono da ricercare oltre che nella colonizzazione stessa nella necessità di organizzare spazi sovrappopolati da diverse etnie. Mediante le Leggi delle Indie (1512 e poi integrate da modifiche nel 1542), la corona spagnola stabiliva le regole per fronteggiare la necessità di organizzare gli spazi e la vita del popolo mediante una griglia di assi ortogonali ordinati per cuadrìcula con al centro una piazza, due avenidas (viali che si incontrano ad angolo retto come nel caso di cardi e decumani)9. In una città ippodamea che si rispetti non può mancare un’organizzazione basata su tre aree con corrispondenti usi e funzioni: l’Agorà per lo spazio pubblico; l’Acropoli per i riti sacri; l’Asti per le residenze.

I modelli di città ippodeamea nell’America del Nord sono dovuti ai colonizzatori francesi e inglesi. Tra il ‘700 e l’800, Louisbourg, Mobile, News Orleans – così chiamata proprio in onore del principe francese Filippo II di Orléans - e Savannah vengono riorganizzate in lotti quadrati per le residenze con uno square al centro per necessità di ordine pubblico. Anche in questo caso sono leggibili assi tracciati anche al di là del centro cittadino, dove sono presenti giardini e fattorie – ciò fa sì che lo schema non sia dedicato solo a città ma anche al territorio più periferico.

  1. Lo schema ippodameo nell’antichità

Come anticipato, la reti stradali disegnate da Ippodamo si contraddistinguono già nella sua epoca per la stretta parentela con gli angoli retti. Ciò ha portato a un sistema ortogonale a tutto tondo che include isolati altrettanto regolari. La regolarità dello schema non esclude la gerarchia delle strade. I quadrangolari erano dati dall’intersezione di plateiai, le strade principali e di stenopoi, secondarie. Poiché in tale griglia veniva a mancare lo spazio per un centro, solitamente il fulcro delle attività si svolgeva in luoghi decentrati rispetto alla griglia, nella maggior parte dei casi in zone più alte. L’eredità di tale sistema è leggibile nella pianificazione territoriale dei romani, i quali organizzavano gli accampamenti militari lungo due assi principali – il cardo e il decumano, termini ancora oggi presenti nella toponomastica. Anche cardi e decumani sono tracce dell’importanza della religione nel mondo romano:

le modalità teoriche di base che presiedono alle tecniche di divisione agraria romana riprendono linguaggio e forme del diritto augurale, dall’orientamento all’individuazione delle strutture geometriche fondamentali per il catasto, il cardo o linea antica, asse elementare N-S, il decumanus o linea postica, asse ortogonale o il cardo con andamento E-O (Gros-Torelli, 1994, p.5).

Ciò può essere affermato anche e soprattutto per gli spazi collettivi:

la delimitazione dei grandi spazi si accompagna alla delimitazione dei piccoli spazi destinati alla vita collettiva, ogni passo della quale in epoca arcaica è definito in termini religiosi mediante l’intervento degli auguri, incaricati di affari, di “liberare dagli spiriti”, le porzioni di suolo per tali funzioni politico-sociali (Gros-Torelli, 1998, p. 20).

Sebbene anche gli insediamenti romani sono esemplari nella loro geometria regolare, lo schema è più flessibile rispetto a quello greco. La maggiore attenzione all’adattabilità dello schema all’ambiente preesistente fa sì che la griglia non si presenti mai in forma del tutto simmetrica. La pianificazione non riguardava esclusivamente gli insediamenti ma anche il territorio circostante, come dimostra la suddivisione geometrica dei terreni corrispondente alla rete idrica di bonifica.

Ai tempi dei romani risale anche la differenza tra territorio e città: tracciando il solco10, Romolo definisce i confini di Roma, sancendo una forte relazione identitaria.

  1. La città ippodamea come tratto identitario. Il caso di Napoli

Napoli è tra le città italiane che più fa onore all’impianto ippodameo. Ciò è dovuto al fatto che fa tributo a tale ordinamento tanto nella toponomastica sia nella rivendicazione di tale schema urbanistico nella simbologia di riti sacri e profani cui tale schematizzazione si riferisce. Inoltre, in città sono ancora oggi agevolmente leggibili tutte le stratificazioni delle diverse epoche che ne hanno segnato l’urbanistica, a partire proprio dai tracciati greci e romani11.

La città è organizzata in decumani – quello superiore, corrispondente alla zona dell’Anticaglia; quello maggiore, corrispondente a via Tribunali; quello inferiore, corrispondente a via San Biagio dei Librai. Gli stenopoi (cardi) intersecano i decumani rigorosamente ad angolo retto e formano insule da 85 metri per 3512.

Per quanto concerne la suddivisione in aree adibite a specifici usi, la plateia centrale, dedicata al culto del dio Apollo, corrisponde a via dei Tribunali; nella Basilica di San Paolo Maggiore, sono ancora oggi leggibili i frammenti del tempio dedicato ai Dioscuri. Al centro di quest’ultima vi è oggi Piazza San Gaetano, una volta agorà; nei dintorni della Basilica di San Lorenzo Maggiore vi era l’area dedicata al mercato, l’aerarium. Negli scavi delle fondazioni di San Lorenzo è visitabile il foro della città di Neapolis13.

Nella scacchiera partenopea sono leggibili le proporzioni, corrispondenti a numeri, della tretraktýs formulata da Pitagora, scuola di cui probabilmente Ippodamo faceva parte. Il dubbio potrebbe essere sciolto dalle corrispondenze tra i suoi disegni e l’eredità della scuola di Pitagora. Dopo aver considerato l’attenzione nella rappresentazione dei quattro elementi del cosmo – aria, acqua, terra e fuoco – nel triangolo, è possibile individuare una certa ricorrenza di tale forma ancora oggi, leggendo la cartina della città. Esemplare è quello che si va a formare unendo i punti corrispondenti a tre chiese della città: quella del Gesù Nuovo, quella di San Lorenzo Maggiore e quella di Santa Maria Maggiore14. Che tali informazioni siano più o meno certificate e vagliate da studi sempre più frequenti e aggiornati15, ciò che è certo è che Napoli è un caso particolare proprio perché rivendica continuamente le sue radici e fa di ciò che esse riescono a simboleggiare con la propria lunga storia un forte tratto identitario.




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Bibliografia:

Aristotele, Politica, Bari, 2008;

A. Boyd, Chinese Architecture and Town Planning, Londra, 1962;

A. Capalbo, Il sistema sanzionatorio nel nuovo Testo Unico dell’Edilizia. Governo del territorio: vigilanza e tutela, Macerata, 2005;

I. Cerdà, Teorìa general de la urbanizaciòn (1867), trad. it. Teoria generale dell’urbanizzazione, Milano 1984;

P. Corradini, La città cinese, in Modelli di città, Torino, 1987;

G. Cultrera, G. Coppola, G. Calocero, Ippodamo di Mileto in Enciclopedia italiana, 1933, consultabile al sito www.treccani.it ;

P. Gros-M. Torelli, Storia dell’urbanistica. Il mondo romano, Bari, 1994;

H. Diels-W. Kranz, Die fragmente der Vorsokratiker (1910), trad. it. I Presoctratici, Milano, 1991 e 2006;

L. Mazza, Ippodamo e il piano in Territorio, fascicolo n.47, Milano, 2008;

G. R. Mejia, Los años del cambio in La movilidad y el transporte en la construccion de imagen de ciudad: el sector de San Diego en Bogotà, Bogotà, 2003;

V. Regina, Napoli antica, Newton&Compton, Roma, 1994;

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F. Scalisi, Colonie greche in Sicilia. Storia, tipologia, materiali, Palermo, 2010;

H. von Arnim, Stoicorum Veterum Fragmenta (1905), trad. it. I Frammenti degli stoici antichi, Bari, 1932.

1 Zenone in I Frammenti degli stoici antichi, vol. I, trad. it di N. Festa, Bari, 1932, pp. 22-23.

2 Tra le ipotesi in cui tale tipo di pianificazione è più evidente c’è il Plan Obus per la città di Algeri, capitale dell’Africa del Nord vista come ideale per l’attuazione di un piano che intendeva celebrare la civilisation machiniste in cui la circolazione fa da padrona e traccia la vita dell’uomo, tra abitare, lavorare, viaggiare e prendersi cura di sé.

3 Oltre alle città americane, anche in Cina lo schema a griglia è stato utilizzato per Millenni. Esemplare è il caso di Fang (221 a.C.), in cui la strada principale segue un orientamento Nord-Sud e in cui gli edifici ordinati in rettangoli attorniavano una zona centrale. Anche a Chou e Han (risalenti alla stessa epoca) gli elementi fondamentali sono l’assialità, l’orientamento Nord-Sud e le corti attorno ai quali gli altri edifici venivano posizionati. Fonti: A. Boyd, Chinese Architecture and Town Planning, Londra, 1962 e P. Corradini, La città cinese, in Modelli di città, Torino, 1987.

4 Il piano di Barcellona, progettato dall’ingegnere e urbanista Idelfons Cerdà, è tra i più celebri tra quelli di matrice ippodamea. A differenza della città ideale di Ippodamo, gli isolati di Cerdà sono a forma di ottagoni con angoli smussati e hanno una lunghezza di 113,33 metri. Inoltre, appartenendo a un’epoca moderna, il piano include indicazioni per assicurare attrezzature e giardini in contrapposizione all’affollamento cittadino cui si andava sempre più incontro nel corso dell’800. Nel pensiero di Cerdà l’uomo, le sue attività e l’abitare sono centrali: «Punto di partenza e di arrivo di tutte le strade è sempre l’abitazione o dimora dell’uomo. La comunicazione fra questi due punti estremi in genere non è diretta e deve effettuarsi attraverso strade intermedie. Un sistema di strade assomiglia a un bacino fluviale. Le sorgenti formano dei ruscelli che scorrono verso i torrenti. Questi sboccano negli affluenti che, a loro volta, si gettano nel fiume che porterà tutte le acque al mare. Allo stesso modo, l’uomo esce dalla sua casa e imbocca un sentiero che lo conduce a un tracciato di maggiore importanza che sbocca su una strada di importanza locale. Questa porta a una strada regionale, poi a una strada nazionale, così di seguito, fino alla riva del mare dove le diverse strade si perderanno in ogni direzione entro questo elemento navigabile per raggiungere i diversi punti del globo». I. Cerdà, Teoria generale dell’urbanizzazione, Milano 1984, p. 120.

5 Sebbene è a Ippodamo di Mileto che viene attribuita certamente la paternità dello schema a griglia, già nel secolo VI a.C. vi erano già città similmente urbanizzate come Siracusa, Megara Iblea, Naxos, Camarina, Selinunte. Fonte: F. Scalisi, Colonie greche in Sicilia. Storia, tipologia, materiali, 2010, p. 33.

6 In tre erano divise anche gli unici tipi di capi di accusa ammessi per Ippodamo: oltraggio, danno e morte. Fonte: P. Gros-M. Torelli, Storia dell’urbanistica…, cit.

7 Fonte: Ivi, p. 42.

8 «[Ippodamia] è un luogo nel Pireo, così chiamato dall’architetto Ippodamo da Mileto, che fece il Pireo per gli Ateniesi e tagliò ad angoli retti le strade della città», I presocratici, trad. it. di G. Reale, Bompiani, Milano, 2006, p. 801.

9 Fonte: G. R. Mejia. Los años del cambio in La movilidad y el transporte en la construcción de imagen de ciudad: el sector de San Diego en Bogotà, D.C., Instituto de Estudios Ambientales, Universidad Nacional de Colombia, Bogotà, 2003, p. 207.

10 Fonte: Plutarco, Le vite di Teseo e di Romolo, trad. it. di C. Ampolo e M. Manfredini, Bari, 1988.

11 Un caso che ha fatto sì che il centro storico partenopeo diventasse Patrimonio dell’Umanità nel 1995.

12 L’impianto a griglia verrà mantenuto anche in epoca moderna, quando in corso di risanamento, il quartiere Vicaria sarà suddiviso in una griglia di 170 metri per 130. Fonte: Fonte: V. Regina., Napoli antica, Roma, 1994, p. 21.

13 Fonte: V. Regina., Le chiese di Napoli, Newton&Compton, Roma, 1995, p. 201.

14 All’interno delle stesse chiese è possibile trovare altri riferimenti al triangolo in quadri e dettagli architettonici.

15 Tra i recenti citiamo A. Belli, Ippodamo di Mileto e gli “inizi” della pianificazione territoriale, Milano, 2017; Vittorio Del Tufo, Trentaremi. Storie di Napoli magica, Napoli 2015; M. Perillo, Misteri e segreti dei quartieri di Napoli, 2016; S. Siano, Vicoli. Un viaggio napoletano, Napoli 2016.