Dall'archivio

La filosofia rende felici?

Dietro una domanda del genere si celano molte difficoltà. 

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"Nessun potere, un po' di sapere, un po' di intelligenza e quanto più sapore possibile”

Roland Barthes

 

"La mia filosofia non m’ha fruttato nulla, ma mi ha risparmiato molto"

Arthur Schopenhauer

 

La filosofia rende felici? Dietro una domanda del genere si celano molte difficoltà. Arte della ragione e del pensiero per eccellenza, la filosofia è stata, nel corso della sua storia, oggetto a sua volta di molte querele filosofiche.

Conosciamo tutti la frase attribuita a Socrate con la quale il filosofo greco innalzò la filosofia come disciplina capace di, sopra le altre, mobilitare la conoscenza:

Tutto ciò che so è che non so niente".

Se la filosofia è nata in questi termini “sovversivi”, come potrà mai difendere la promessa di una vita felice quando è in grado di offrire solo questa misera certezza?

La domanda che ci poniamo ha percorse le diverse epoche di una disciplina che resta ancora da definire. Nonostante la filosofia fosse infatti sin dai suoi fondamenti una pratica sociale, un’arte di divere che conduceva alla realizzazione di sé (l’etica epicurea, stoica, etc), non è possibile oggi ancora dare una risposta definitiva sulla questione della felicità. Questa domanda infatti, dopo essere stata “posta” e “pensata”, rivela ciò che la filosofia non è stata in grado di esprime fino ad ora, ossia il mistero di ciò che essa è. Come possiamo difatti sapere se una disciplina, che a sua volta non è stata e non è definita, possa garantirci una vita felice? Chiedersi se la filosofia ci renda felici ci conduce di conseguenza a domandarci cosa sia la filosofia. Per una prima definizione, l’etimologia greca può tornarci utile. Il philos, “l’amico/a”, è colui che è innamorato/a di sophia, “la saggezza”. La filosofia si presenta dunque come amore per la saggezza. Ma saggezza di cosa? Di conoscenza, sicuramente, ma forse anche di un certo sapore, un sapore ribelle che non smette mai di stupire.

Ma non è tutto. Interdisciplinare, la filosofia non solo ha plasmato le porte di altre discipline (scientifiche, estetiche, etiche, logiche), ma si è nutrita di queste per affinare il suo giudizio. In questo senso, la filosofia non è un fatalismo, come possono suggerire le parole di Socrate. Al contrario, quando il filosofo greco fa questa confessione, egli annuncia in realtà che dietro la rigidità e la durezza di una filosofia, si cela una scintilla ribelle che non aspetta altro che ballare. È infatti attraverso questa confessione che Platone, Aristotele, e molti altri, oseranno svelare, mostrare, dispiegare e reimpiegare questo gesto inaugurale. In una certa misura, si può dire che la filosofia può essere vissuta pienamente solo quando un pensiero si confronta con la luce di un altro pensiero e può, a seconda della propria aspirazione e del proprio orientamento, dare una sensazione di felicità.

Questo sapore si ribella in molti altri modi ancora. La filosofia rinfresca e stimola, in altre parole rende felici, perché ispessisce la pelle della ragione - almeno in teoria. Perché se la filosofia rivela e svela molte cose, essa ha anche il suo lato negativo: rischia infatti di deludere molti. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che, nella battaglia che conduce contro l'opulenza e le opinioni “meschine”, se può non produrre molto in termini di utilità, redditività o produzione artificiale, la filosofia risparmierà e salverà più di uno tra noi.