Il Consequence Argument

Qualche osservazione sul Consequent Argument 

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    Il Consequence Argument

    Mario entra in una nuova pizzeria, nota per la sua ampia varietà di pizze. Scruta il menù: ci sono più di cento pizze! Il tempo passa e Mario deve decidere quale pizza ordinare. Non vuole né può affidarsi al caso. E vuole prendere la migliore decisione possibile. Ordinerà una pizza capricciosa? No, perché odia i carciofini. E odia i carciofini anche perché i suoi genitori, da piccolo, lo costringevano a mangiarne. Ordinerà una pizza con il salame? No, perché vuole evitare di avere problemi di digestione. Il suo stomaco, negli ultimi tempi, è molto sensibile. Ordinerà forse una quattro formaggi? Beh, questo sarebbe in contrasto con la sua ferrea volontà di dimagrire, alimentata da un rapporto particolarmente controverso con la bilancia, nelle ultime settimane… Ordinerà una pizza ai funghi? No, perché crede che in giro ci siano troppi funghi velenosi e non vorrebbe trascorrere la nottata in Pronto Soccorso. 

    Mario deve prendere una decisione. Questa decisione, affinché non avvenga a caso, dovrà essere fondata sui suoi desideri e sulle sue credenze. Tali desideri e tali credenze costituiranno - per Mario - le ragioni che motiveranno e giustificheranno la decisione presa. Ma quale potere ha Mario sui propri desideri e sulle proprie credenze? Ad esempio: Mario rifiuta di ordinare una pizza capricciosa sulla base della propria avversione ai carciofini e considerando soltanto tale avversione. Eppure, avrebbe potuto - il nostro Mario - considerare anche i benefici per la salute dei carciofini? E avrebbe potuto dunque decidere di ordinare quella pizza capricciosa? Mario rifiuta di ordinare una pizza quattro formaggi. Eppure, avrebbe potuto - il nostro Mario - decidere di fare uno strappo alla regola e godersi una serata di gorgonzola - mettendo da parte momentaneamente la sua ferrea volontà di dimagrire?

    Il problema di Mario è che, da un lato, Mario ritiene di essere libero di ordinare la pizza che decide di ordinare. Mario ritiene, più precisamente, che, se anche decidesse di ordinare una pizza margherita, avrebbe comunque potuto decidere di non ordinarla - e di non mangiare nulla, o di mangiare una quattro formaggi. E Mario ritiene pure che, se anche decidesse di non ordinare una quattro formaggi, avrebbe comunque potuto decidere di ordinarla.

    D’altro canto, però, Mario sa anche che tutte le sue decisioni saranno motivate da precisi desideri e precise credenze. E che quei desideri e quelle credenze non sono completamente in suo potere. Anzi: essi sono causati, in ultima analisi, da fattori che sfuggono al suo controllo. Mario, in effetti, è un determinista: egli ritiene che qualsiasi stato dell’universo sia determinato ad essere in un certo preciso modo - e non diversamente - dagli stati che lo precedono nel tempo e dalle leggi che governano la natura. Dunque, il fatto che ora Mario abbia certe credenze e certi desideri ed il fatto che egli prenda una certa decisione e non ne prenda un’altra sono determinati dagli stati precedenti dell’universo e dalle leggi di natura. 

    Per Mario non c’è alcuna contraddizione tra la convinzione di avere il potere di decidere liberamente (cioè senza costrizioni né impedimenti) tra alternative egualmente “disponibili” alla sua volontà e la convinzione che il determinismo sia vero. In una parola, Mario è un compatibilista: egli pensa che l’esistenza del libero arbitrio sia compatibile con la verità del determinismo.

    Il compatibilismo di Mario, però, può essere messo in questione da un argomento molto noto: il consequence argument, difeso - tra gli altri - da Ginet (1966), Wiggins (1973) e, soprattutto, van Inwagen (1983). Lo esponiamo seguendo soprattutto van Inwagen e le presentazioni di McKenna, Pereboom (2016) e Vihvelin (2022). Il consequence argument mira proprio a dimostrare che  l’esistenza del libero arbitrio è incompatibile con la verità del determinismo.

    La prima premessa è una formulazione del determinismo:

    (1) ogni stato dell’universo a qualsiasi tempo t è determinato unicamente dagli stati dell’universo a qualsiasi tempo che precede t e dalle leggi di natura.

    Assumiamo che Mario prenda la propria decisione il 24 giugno 2023 alle 20.00. Lo stato dell’universo il 24 giugno 2023 alle ore 20.00 è determinato unicamente dagli stati dell’universo a qualsiasi tempo precedente e dalle leggi di natura. Pertanto, se consideriamo lo stato dell’universo il 24 dicembre 900.000 a.C. alle ore 12.00, quello stato dell’universo e le leggi di natura sono sufficienti a determinare ciò che accade il 24 giugno 2023 alle 20.00. Sono sufficienti a far sì che, il 24 giugno 2023 alle 20.00, accadano certe cose - inclusa una certa decisione da parte di Mario - e non ne accadano altre (ad esempio, una decisione diversa).

    La seconda premessa è la cosiddetta “regola alfa”:

    (2) se è necessario che sia vera una certa proposizione, allora, per ogni tempo, quella proposizione è vera e nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che non sia vera.

    Se la proposizione [Mario è un essere umano] è necessaria, allora essa è vera sempre (cioè è vera in ogni tempo) e nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che non sia vera.

    La terza premessa è la cosiddetta “regola beta”:

    (3) per ogni tempo, se una certa proposizione p è vera, se è vero che la verità di p implica la verità di un’altra proposizione q, se nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che l’una o l’altra cosa non siano vere, allora q è vera e nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che q non sia vera.

    La proposizione [Mario è un essere umano] è vera. Ed è vera anche la seguente proposizione: [se Mario è un essere umano, allora Mario è un mammifero]. Nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che non sia vera la prima proposizione. E nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che non sia vera la seconda proposizione. Dunque, la proposizione [Mario è un mammifero] è vera. E nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che [Mario è un mammifero] non sia vera.

    La quarta premessa è molto intuitiva:

    (4) per ogni tempo, le proposizioni che descrivono gli stati dell’universo a tempi precedenti sono vere e nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che tali proposizioni non siano vere.

    Il 24 giugno 2023 alle ore 20.00, ad esempio, la proposizione [Napoleone viene sconfitto a Waterloo] è vera. E nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che essa non sia vera. In definitiva, nessun soggetto può modificare il passato.

    Anche la quinta premessa è molto intuitiva:

    (5) per ogni tempo, le proposizioni che descrivono le leggi di natura sono vere e nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che tali proposizioni non siano vere. Semplicemente, nessun soggetto può modificare le leggi di natura.

    Assumiamo che, il 24 giugno 2023 alle ore 20.00, Mario decida di ordinare una pizza ai wurstel. La proposizione [Mario decide di ordinare una pizza ai wurstel] è dunque vera. Assumiamo anche che ci sia una proposizione vera s che descrive lo stato dell’universo il 24 giugno 2023 alle ore 20.00. [Mario decide di ordinare una pizza ai wurstel] è un congiunto di s

    Consideriamo ora lo stato dell’universo il 24 dicembre 900.000 a.C. alle ore 12.00. E assumiamo che esso sia descritto da un’unica proposizione vera s*. Consideriamo anche tutte le leggi di natura che governano l’universo. E assumiamo che esse siano descritte da un’unica proposizione vera l.  

    Se il determinismo è vero, cioè se è vera la premessa (1), allora è necessario che: se s* e l, allora s. In termini simbolici: necessariamente, (s* & l) → s. Cioè è necessario che la verità di s* e la verità di l, prese assieme, implichino la verità di s. E che implichino dunque anche la verità di [Mario decide di ordinare una pizza ai wurstel]. 
    Per la legge di esportazione, se, necessariamente, (s* & l) → s, allora, necessariamente, s* → (l → s). Cioè è necessario che la verità di s* implichi quanto segue: che la verità di l implichi la verità di s


    Per la regola alfa, cioè la premessa (2): necessariamente, s* → (l → s) implica, per ogni tempo, quanto segue: 


    - è vero che s* → (l → s);
    - nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che s* → (l → s) non sia vero.


    Ricordiamo ora che la proposizione s* descrive lo stato dell’universo in un tempo passato. Pertanto, per la premessa (4), s* è vera e nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che s* non sia vera. Di sicuro, Mario non può: egli non esisteva nel 900.000 a.C. e qualsiasi cosa egli possa fare ora non sembra in grado di modificare quanto accaduto nel 900.000 a.C.


    Per la regola beta, cioè la premessa (3), possiamo dunque concludere che, ad ogni tempo (anche se ometterò questa locuzione da ora in avanti per semplicità),


    - è vero che l → s;
    - nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che l → s non sia vero.


    In effetti, si è prima stabilito che il condizionale s* → (l → s) è vero e nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che non sia vero. Poi si è stabilito che l’antecedente di quel condizionale (cioè s*) è vero e nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che non sia vero. Da tutto questo, tramite la regola beta, si può concludere che anche il conseguente di quel condizionale (cioè l → s) è vero e nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che non sia vero. 

    A questo punto, tramite la premessa (5), sappiamo che l è vera e nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che l non sia vera. Di conseguenza, applicando nuovamente la regola beta, concludiamo che anche s è vera e nessun soggetto può agire in maniera tale da far sì che non sia vera. E dunque anche la proposizione [Mario decide di ordinare una pizza ai wurstel] - che è un congiunto di s - è vera e nessun soggetto - neppure Mario - può agire in maniera tale da far sì che non sia vera. 

    Mario, pertanto, non avrebbe potuto decidere diversamente da come ha deciso. Egli non avrebbe che potuto decidere di ordinare una pizza ai wurstel. E ciò contrasta con la convinzione che Mario possieda il libero arbitrio. 

    Come si può reagire al consequence argument? Se si accetta l’argomento, allora si deve ammettere che l’esistenza del libero arbitrio è incompatibile con la verità del determinismo. Occorre scegliere: o esiste il libero arbitrio e il determinismo è falso (come sostengono i libertaristi), o è vero il determinismo e non esiste il libero arbitrio (come sostengono i deterministi cosiddetti “duri”). 


    I compatibilisti potrebbero tuttavia scegliere di definire il libero arbitrio in modo diverso. Magari il libero arbitrio non consiste (anche o soltanto) nel potere di decidere liberamente tra alternative egualmente “disponibili” alla volontà di un soggetto libero. Magari esso consiste semplicemente nel fatto che un’azione libera abbia origine dal soggetto che decide di compierla. 


    Ma ci sono anche modalità più “avventurose” di reagire al consequence argument. Ad esempio, si può rigettare la premessa (4) - o una certa interpretazione di essa -,  come fa Lewis (1981). Lewis ammette che è assurdo pensare che Mario, il 24 giugno 2023 alle ore 20.00, possa causare la falsità della proposizione s*, che riguarda il 24 dicembre 900.000 a.c. alle ore 12.00. Ma non è assurdo pensare che, se Mario avesse deciso diversamente il 24 giugno 2023 alle ore 20.00, allora il passato sarebbe stato diverso, e dunque anche s* sarebbe stata falsa. Del resto, un passato diverso avrebbe potuto determinare una decisione diversa da parte di Mario. Lewis applica un ragionamento simile anche alla premessa (5). 


    Il problema di questa risposta è che il possesso del libero arbitrio sembra richiedere qualcosa di più sostanziale. Se si ritiene che Mario debba poter decidere liberamente tra alternative egualmente “disponibili” alla sua volontà, tali alternative devono essere disponibili anche in presenza dello stesso passato. In altri termini: non basta sostenere che, in presenza di un passato diverso, Mario avrebbe preso un’altra decisione. Data la verità del determinismo, pur con un passato diverso, Mario avrebbe comunque potuto prendere un’unica decisione, determinata da quel passato. E questo contrasta ovviamente con la presenza di alternative egualmente “disponibili”.


    Un’altra risposta consiste nel rigettare la premessa (5) e nel sostenere che le leggi di natura possono essere modificate dai soggetti come Mario (Beebee, Mele 2002; Esfeld 2021). Le leggi di natura - almeno secondo una certa concezione (quella neo-humeana) - non sarebbero altro che insiemi di specifici eventi seguiti regolarmente da altri specifici eventi. Se Mario, con le proprie decisioni, facesse accadere un certo evento (es. il suo decidere di ordinare una pizza al prosciutto il 24 giugno 2023 alle ore 20.00) al posto di un altro evento (es. il suo decidere di ordinare una pizza ai wurstel il 24 giugno 2023 alle ore 20.00), egli modificherebbe automaticamente le leggi di natura. Purtroppo, questa risposta deve fare i conti con alcuni problemi che affliggono la concezione neo-humeana delle leggi di natura, come il problema di distinguere le regolarità accidentali da quelle che sono fondate su leggi di natura.


    Altre risposte consistono nell’elaborazione di controesempi alla regola alfa (cioè alla premessa (2)) e alla regola beta (cioè alla premessa (3)) (McKay, Johnson 1996; Menzies 2017). Più recentemente, il consequence argument è stato criticato perché confonde nozioni derivanti dal livello fisico della realtà con nozioni derivanti dal livello agenziale (List 2019). 


    Il bilancio di questo dibattito, tuttavia, sembra pendere ancora a favore dei sostenitori del consequence argument. Speriamo solo che al povero Mario, impensierito per le sorti del proprio compatibilismo, non passi la fame…


    Michele Paolini Paoletti (Università di Macerata)
    m.paolinipaoletti@unimc.it 


    Riferimenti

    Beebee, H., Mele, A. (2002). “Humean Compatibilism”. Mind, 111: 201-233

    Esfeld, M. (2021). “Super-Humeanism and free will”. Synthese, 198: 6245-6258

    Ginet, C. (1966). “Might We Have No Choice?”. In: Lehrer, K. (ed.), Freedom and Determinism. New York: Random House: 87-104

    Lewis, D. K. (1981). “Are We Free to Break the Laws?”. Theoria, 47: 113-121

    List, C. (2019). “What’s Wrong with the Consequence Argument: A Compatibilist Libertarian Response”. Proceedings of the Aristotelian Society, 119: 253-274

    McKay, T., Johnson, D. (1996). “A Reconsideration of an Argument against Incompatibilism”. Philosophical Topics, 24: 113-122

    McKenna, M., Pereboom, D. (2016). Free Will. A Contemporary Introduction. London-New York: Routledge
    Menzies, P. (2017). “The Consequence Argument Disarmed: An Interventionist Perspective”. In: Beebe, H., Hitchcock, C., Price, H. (eds.), Making a Difference: Essays on the Philosophy of Causation. Oxford: Oxford University Press: 307-330

    Van Inwagen, P. (1983). An Essay on Free Will. Oxford: Clarendon

    Van Inwagen, P. (2000). “Free Will Remains a Mystery”. Philosophical Perspectives, 14: 1-19

    Vihvelin, K. (2022). “Arguments for Incompatibilism”. In: Zalta, E. N. (ed.), Stanford Encyclopedia of Philosophy (https://plato.stanford.edu/entries/incompatibilism-arguments/)