Il tempo
nella musica
Martedì 21 ottobre
2003, ore 20.30 - Biblioteca
Salita dei Frati, Lugano
Conferenza di Paolo
Bozzi (Università
di Trieste)
La conferenza.
La conferenza tratterà
del flusso del tempo tra
le pieghe dell’esperienza
musicale:
di fatti, incontri, esperienze
in diversi territori dell’attività
musicale come fonti per
una riflessione sul fluire
del tempo fenomenico nell’ambito
di quel presente attuale
che è stato analizzato
e discusso da Bergson
(‘durata reale’),
Stern (‘tempo di
presenza’), Husserl
(‘ritenzione e protensione’)
fino alla più recente
psicologia della temporalità.
Esiste un fluire del tempo
tipico dell’ideazione
musicale, come dimostra
l’esercizio dell’improvvisazione;
ma quando passiamo dall’ideazione
alla scrittura, tutti
i rapporti cambiano: una
sapida serie di arpeggi
porta via un bel po’
di tempo, per essere scritta,
mentre lunghi accordi
vengono schizzati in un
attimo dalla penna del
compositore. La scrittura
musicale a mano, penna
e pentagramma, con le
sue pittoriche irregolarità,
rivela altri problemi
tra il fluire del tempo
e la struttura dell’oggetto
musicale. La stampa poi
regolarizza e uniforma,
e sopprime quegli indizi.
Ma la stessa scelta della
grafica mostra diverse
ermeneutiche nelle scelte
dello stampatore, che
rappresenta il tempo nel
diagramma costituito dai
simboli.
La lettura a prima vista
di una musica nuova, con
affrettate abbreviazioni
e larghi temporeggiamenti
è giocata tutta
su uno slittamento tra
il tempo reale dell’emissione
delle note e quello ideale
a cui si vuole arrivare,
ed è così
che si raggiunge la comprensione
di un testo.
C’è, naturalmente,
anche la scansione oggettiva
e millimetrica di un computer
programmato a rendere
con esattezza l’informazione
contenuta nei simboli
della scrittura, senza
l’intervento di
un mediatore psichico;
e d’altra parte
c’è il flusso
temporale dell’interprete
che con le sue sistematiche
deviazioni da tale oggettività
dà corpo al significato
della composizione.
Al di là dell’esecutore
c’è il flusso
temporale dell’ascoltatore,
che può essere
considerato a differenti
livelli, da quello della
consistenza metrica degli
effetti sonori, fino alle
interferenze di fattori
ambientali estranei sull’ascolto,
e l’influsso di
precedenti audizioni fissate
silenziosamente nella
memoria. Singolari considerazioni
possono nascere dall’ascolto
di se stessi nell’atto
di suonare in confronto
con l’audizione
registrata della nostra
esecuzione (la rapidità
apparente dei passaggi
veloci, ed es.).
Infine, il fluire del
tempo nel ricordo: il
tentativo di recuperare
nella memoria una melodia
intuita ma non dettagliatamente
ricordata, le abbreviazioni
sintetiche nella ricostruzione,
l’organizzazione
in prospettiva dell’immediato
futuro del frammento melodico
già recuperato,
il ruolo della presenza
un po’ misteriosa,
ma ben reale, della intera
struttura della composizione
in cui il frammento si
inserisce.
Morale della favola: il
flusso temporale della
‘coscienza interna
del tempo’ (Husserl)
dei filosofi, visto dall’interno
dell’attività
musicale, contiene più
cose di quante le loro
filosofie sappiano immaginare.
Il relatore.
Paolo Bozzi,
nato a Gorizia nel 1930,
è stato fino al
1999 professore ordinario
di Psicologia all’Università
di Trieste. Violinista,
compositore e musicologo,
oltre che studioso della
fenomenologia della percezione,
ha realizzato i primi
esperimenti di “Fisica
ingenua” alla fine
degli anni ’50,
studiando la percezione
del moto pendolare e della
caduta dei gravi. Nel
1960, assieme a Giovanni
Bruno Vicario, ha scoperto
il fenomeno acustico ora
noto come “auditory
streaming” che,
nella psicologia della
percezione musicale, è
alla base della formazione
delle melodie.
Tra le sue pubblicazioni:
Unità, identità,
causalità. Una
introduzione allo studio
della percezione,
Bologna, Cappelli 1969;
Fenomenologia sperimentale,
Bologna, Il Mulino, 1989;
Fisica ingenua,
Milano, Garzanti 1990;
Esperimenta in visu.
Ricerche sulla percezione,
Milano, Guerini 1993;
Vedere come,
Milano, Guerini 1998.
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